Trascrivo qui alcuni appunti per un breve intervento che ho fatto durante una discussione che si è tenuta al Circolo Ghinaglia di Pavia (sede del Partito Comunista Rivoluzionario) a proposito della vittoria del socialista Zohran Mamdani alle elezioni per il posto di sindaco di New York.


Mamdani fa parte dei Socialisti Democratici d’America, che come linea politica assomigliano più al primo Tsipras che ad AVS.

La questione della fede religiosa di Mamdani è quasi irrilevante; i peggiori giornali italiani e gli scemi di destra ne parlano come se fosse l’aspetto decisivo: tipico. Non vogliono che si capisca la sostanza, che li spaventa.

Mamdani ha vinto grazie ad alcune rivendicazioni chiave, trasformati in slogan efficaci:

  • Autobus gratis (un tema nostro che abbiamo sollevato anche a Pavia)
  • Congelamento degli affitti
  • Supermercati comunali calmierati (“affordability”)
  • Rottura dei rapporti NYC-Israele

Ha vinto inoltre usando questi metodi:

  • Bussare casa per casa
  • Attivare una grande base militante
  • Parlare di questioni economiche

Su queste cose noi siamo assolutamente d’accordo, anche se consideriamo Mamdani un riformista.

Aggiungo che a noi va benone anche usare le elezioni, non è per quello che lo consideriamo riformista. Anzi, dico di più: probabilmente in Occidente è una vittoria elettorale comunista che sarà l’innesco della rivoluzione (come diceva già Engels). Ma una vittoria elettorale non è di per sé una rivoluzione.

A New York c’è un problema chiave: il rapporto di Mamdani col Partito Democratico (secondo i sondaggi oggi è ancora più screditato di Trump e dei Repubblicani che pure sono in caduta libera di consensi). Tra l’altro la cosa impressionante è che Mamdani non ha vinto davvero con il Partito Democratico, ma contro: il suo avversario era Cuomo, che era un democratico anche se ha perso le primarie. Per giunta, aveva anche l’appoggio di Trump, quindi non è vero che il problema, come ci dicono sempre, è nascondersi dietro ai “voti moderati”.

Il successo dell’operazione tattica di Mamdani riabilita agli occhi di molti la tattica opportunista di DSA-Jacobin-AOC-Sanders? Sì, tutto sommato. Ma se da un lato favorisce vittorie elettorali, dall’altro sfavorisce le conquiste reali. Memento Tsipras!

Ci criticheranno, ci sfotteranno, poi non capiranno cosa succede quando le cose diventeranno inevitabilmente molto complicate.

Eppure, non dobbiamo avere atteggiamento disfattista e settario; non ci interessa, e non convinceremmo nessuno così, prevedere che Mamdani si piegherà alle pressioni borghesi che saranno esercitate soprattutto attraverso il Partito Democratico. Già ci sono i primi segnali come raccontano i compagni americani nei loro articoli. Noi diciamo che c’è un bivio davanti a Mamdani e al movimento.

Noi diciamo che vogliamo discutere come procedere la lotta contro i miliardari, da compagni che fanno comunque parte del movimento.

E in fondo non crediamo che sia teoricamente impossibile, a rigore, che Mamdani rompa coi Democratici (ma cosa direbbero Jacobin, AOC ecc. in quel caso?). Sotto la pressione delle masse i riformisti possono anche cambiare, e a volte anche loro imparano se sono onesti. Certo, se dovessi scommettere direi che non è l’esito più probabile.

Le occasioni per la sinistra, anche per la sinistra più radicale, capitano: basta avere pazienza. Il problema è farle fruttare e non sprecarle.

Bel passaggio dell’articolo dei compagni americani: eventuali fallimenti di Mamdani saranno usati per screditare il socialismo (cosa che abbiamo visto tante volte). «Ah ecco, autobus gratis e supermercati comunali non possono funzionare: il socialismo è un disastro». Stanno già preparandosi a dirlo, non vedono l’ora.

In questo momento il socialismo mostra la sua popolarità, soprattutto tra i giovani. Questo avrà un effetto trascinante, sia a nostro favore sia a favore di tattiche opportuniste; ce la dobbiamo giocare!

L’immagine di Trump come un vincente, come se il vento ormai tirasse ovunque sempre più a destra, è stata smentita.

Si prepara la tempesta perfetta.